Partire (S)vantaggiati?

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Per quale ragione alcuni vantaggi vengono considerati equi e parte del gioco e altri invece vengono considerati iniqui e regolati?

Quando Caster Semenya cominciò a gareggiare, non c’erano regole in vigore che vietassero la partecipazione alle competizioni sportive alle donne con alti livelli di testosterone.

Oggi non è più così e avere alti livelli di testosterone è considerato un vantaggio iniquo.

Le protesi conferiscono ai corridori o ai saltatori in lungo un vantaggio o uno svantaggio sugli atleti che non usano tecnologia assistiva?

La Corte Suprema per lo Sport (Cas) permise a Pistorius di competere alle Olimpiadi di Londra nel 2012. Nel 2015 l’atleta tedesco di salto in lungo Markus Rehm saltò 8,40 metri ai Campionati Internazionali Paraolimpici di Doha, in Qatar.

Una simile misura gli avrebbe assicurato la medaglia d’oro, alle Olimpiadi di Londra, di fronte al britannico Greg Rutherford.

Ovviamente, Markus Rehm, che nel frattempo si è migliorato e salta 8,64 metri, ha il desiderio di competere con i migliori al mondo.

Ma non può, perché la federazione sportiva pretende che l’atleta dimostri che le protesi non gli conferiscono un vantaggio, cosa pressoché impossibile in pratica.

Chi decide, e su quale base, quando una disabilità diventa una super abilità? Inoltre, le biotecnologie e la terapia genica sono in grado di potenziare le capacità performanti. Come influiscono sul futuro dell’umano e dello sportivo?

Quando valicare un limite che sembrava invalicabile diventa una questione di doping? Questo libro mira a esaminare in modo critico le politiche internazionali che regolamentano la partecipazione di atleti e atlete alle competizioni sportive.

L’obiettivo è avviare una nuova riflessione filosofica sulle tecnologie assistive e genetiche che migliorano le prestazioni fisiche.

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Descrizione

Titolo: Partire (S)vantaggiati?
Autrice: Silvia Camporesi
ISBN: 9788860449429

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