Un classico che ha cambiato il femminismo, un libro che non ha chiesto il permesso, e non lo chiede ancora. I vent’anni di King Kong Theory non sono solo una ricorrenza: sono la prova della sua attualità, perché le strutture che Despentes denunciava sono ancora lì.
Despentes scrive a partire dalla propria esperienza, anche quella della violenza e del sex work, rifiutando la postura della vittima e rivendicando un’identità fuori dai canoni della femminilità borghese.
La forza del libro sta nella voce: spigolosa, consapevole, provocatoria ma lucidissima. Un testo che non offre soluzioni semplici, ma costringe a guardare ciò che spesso si preferisce non vedere.
Definito dalla stampa internazionale un titolo che è già un classico, King Kong Theory genera conversazione, dibattito, esposizione. Ruvido, imperfetto, incendiario, non offre consolazioni.
Ed è per questo che, a vent’anni dalla prima pubblicazione, resta una lettura indispensabile per tutte le femministe – e per chiunque voglia capire perché la rivoluzione, in fondo, non è mai finita.
Lo stupro, per me, ha prima di tutto questa peculiarità: ti ossessiona. È fondatore. È insieme ciò che mi sfigura e ciò che mi costituisce.