La letteratura e l’irraccontabile: Quello che è stato

Mimmo Rafele / 12-10-2020

 

Questo romanzo, come tutti i romanzi, nasce da altri romanzi.

 

Voglio dire che c’è sempre (non solo, ma  soprattutto)  un’ispirazione letteraria nel processo di  concepimento di un storia. Nel mio caso la scintilla è scoccata leggendo quello che per me è un grande libro: American Tabloid di James Ellroy.

 

Racconta i drammatici anni ‘60 – la presidenza Kennedy, la sua tragica fine, la crisi di Berlino e quella di Cuba, quando il mondo arriva a un passo dall’Apocalisse nucleare – ma lo fa un punto di vista eccentrico e provocatorio.

 

I protagonisti, inventati dall’autore, sono oscuri poliziotti che sbrigano il lavoro sporco, si occupano delle miserie e delle nefandezze che si celano dietro le “verità” ufficiali, agenti più che coperti, nascosti, perché le loro missioni sono innominabili.

 

Mi sono detto: perché non fare qualcosa di simile con la storia italiana  del dopoguerra, così intessuta di misteri, di eventi oscuri mai chiariti, popolata da personaggi ambigui, indecifrabili?

 

Forse soltanto la letteratura può raccontare l’irraccontabile, illuminare gli angoli bui della nostra memoria collettiva, sottoposta a troppe censure e troppo spesso impoverita da un frettoloso oblio.

 

Prende vita così il mio protagonista, Lucio Cuccia, il ragazzo di 15 anni a cui affido l’immane compito di attraversare e testimoniare quasi un secolo di storia. Come, e lungo quale percorso, quando Lucio muove i primi passi nel romanzo ancora non lo so.

 

Quello che so, oltre alla sua età, è che è siciliano. Nel frattempo, infatti, mi è tornata in mente una fulminante frase del Viaggio in Italia di Goethe: “È in Sicilia la chiave di tutto quello che è stato”. Ellroy… Goethe… non ci sono autori più diversi, ma la genesi di un romanzo pesca nell’inconscio  e quindi ha a che fare più con la psicoanalisi che con la critica letteraria.

 

Il terzo mattone, la terza dimensione, è quella temporale, è lì mi è subito chiaro che  l’incipit del romanzo non può che coincidere con l’inizio della sotterranea, subdola “sporca guerra” che fino agli anni ’80 ha insanguinato l’Italia, nel tentativo di annientarne le conquiste democratiche: la strage di Portella della ginestra, il primo maggio del 1947. Il mio Lucio è lì, a celebrare la festa del  lavoro.

 

Si sentono delle raffiche di mitra, sua madre e suo padre muoiono davanti a lui…

 

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