Una lunghissima canzone: Nel mare c’è la sete di Erica Mou

Erica Mou / 6-03-2020

 

Non avrò mai la pazienza di uno scrittore. Non sarò mai in grado di perseguire un’idea per centinaia di pagine.”

Questa era la frase ricorrente nei miei pensieri, ogni volta che negli ultimi dieci anni ho aperto un file sul computer, ogni volta che qualcuno mi incoraggiava a scrivere un libro.

Ho sempre avuto paura di non avere la pazienza, io che appartengo alla prima generazione della storia con una soglia d’attenzione tascabile, io che sono abituata alle canzoni, che mi esprimo nel tempo perfetto di tre minuti e dieci secondi, con tanto di ripetizioni nei ritornelli.

E invece, alle porte del mio trentesimo compleanno, eccomi qui, con il mio primo romanzo tra le mani.

Nel mare c’è la sete” è stata una cascata. Un susseguirsi di parole che, come nella magia di ogni forma di scrittura, un po’ sono pensate e un po’ nascono da sole, da una parte inaccessibile al resto della vita.

Nel mare c’è la sete” è una lunghissima canzone. Questo romanzo si svolge tutto in ventiquattro ore e, oltre a un’unità di tempo credo abbia anche un’unità di luogo: la storia, in fin dei conti, è ambientata tutta nella testa nella protagonista, in un posto che non è mio ma che mi sono ritrovata ad abitare, a indagare, a perdonare.

Nel mare c’è la sete” non mi ha richiesto pazienza. Solo del tempo. E la differenza sta nel fatto che a volte la pazienza accetta la rinuncia se un punto esclamativo la segue. E molto spesso sottintende moderazione, sopportazione.

Il tempo invece no.

Il tempo, invece, vuol dire stare, esserci, prendersi cura.

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