Mentire quando non ha senso mentire: prima ghost track

Elisa Casseri / 5 luglio 2019

 

«E questo che fiore è?»

«Non lo so»

«Come non lo sai? Hai scritto un libro sulla botanica e non sai questo che fiore è?»

«Non ho scritto un libro sulla botanica, ho scritto un romanzo sulla botanica delle bugie: è diverso»

«E non c’hai nemmeno l’app che ti dice che fiore è se lo fotografi?»

«No, non ce l’ho»

«Beh, ti farebbe fare bella figura, in casi come questo»

«Quindi secondo te dovrei usare un’app e fingere di sapere che fiore è un fiore che non so cosa sia»

«Beh, sì»

«Ma non ha senso»

«Fammi capire: hai scritto un libro sulle bugie e ancora pensi che debba avere senso mentire?»

«Non ho scritto libro sulle bugie, ho scritto un romanzo su…»

«Oddio che palle!»

[Conversazioni su La botanica delle bugie, 2019]

 

Nella vita succede molto spesso che le persone, anche a stretto giro di conoscenza, a un certo punto e in maniera totalmente decontestualizzata, ti guardino negli occhi e ti chiedano: «Ma tu di che segno sei?». Di solito hai appena detto o fatto qualcosa di forte, tipo raccontare di quando sono venuti i ladri a casa tua e tu ti sei dispiaciuta che non abbiano rubato la fede del padre del tuo ragazzo che, dopo qualche giorno che te l’aveva regalata, ha pensato bene di lasciarti con una mail oppure hai aggiunto il vino bianco nel brodo bollente per farlo raffreddare e tutto il tavolo ti ha guardato come se fossi pazza.
«Ma tu di che segno sei?», ti chiedono e sembra una domanda innocua, fatta per riempire una conversazione che langue o per stemperare qualche imbarazzo che magari non hai nemmeno creato tu ma, in ogni caso e a qualsiasi condizione, tu a quella domanda risponderai mentendo.
«Io? Sono nata il 24 Luglio. Teoricamente sono del Leone, ma di fatto sono anche un po’ del Cancro. In sostanza, quindi, sono una cuspide».
Non è proprio una bugia perché tu – e forse è meglio che io la smetta di dire tu visto che in realtà è di me che parlo (anche perché sennò questa storia finisce con qualcuno che, pur di evitare che io perseveri con la permutazione delle voci narranti nei libri che scrivo, imbastisce chissà quale questione più complessa del segno zodiacale e poi chi ne esce) – insomma: non è proprio una bugia perché io sono veramente nata il 24 luglio, però, e lo so da tempo, questo non vuole assolutamente dire che sono una cuspide.

Io non sono una cuspide. E allora perché dico sempre questa bugia?
Forse, come al solito, per colpa di mia madre: continuo a dire questa bugia perché è lei che me l’ha detta, me lo dice da sempre che quando sono nata, all’una e trenta del mattino di una giornata d’estate in cui la strada per arrivare a Latina era assurdamente piena di nebbia (anche qua la storia fa un po’ di acqua, ma vabbè), l’infermiera che era con lei le ha detto: «Sarà fortunata questa bambina, è nata cuspide».
E allora, forse, questa bugia continuo a dirla per colpa dell’infermiera, perché mi pare maleducato non ripetere, appena ne ho occasione, quella profezia lanciata a casaccio, visto che la mia vita si impegna così tanto, ogni giorno, a smentirla quella presunta fortuna che non ho mai riscosso.
Magari, quindi, più propriamente, è per questo che mento: per smentire la mia vita che smentisce l’infermiera che mente a mia madre che poi mente a me.
Non lo so.
Quello che so è che la cosa peggiore del mentire quando non ha senso mentire è che può succedere che ti scoprano. Tu pensi che statisticamente sia improbabile che chi ti ha fatto quella domanda sia un astrologo, magari è un appassionato di Brezsny, un fan di Simon & The Stars, ma figurati se sa cosa sia una cuspide e figurati se si prende la briga di mettersi a contraddirti – a te, che poi sarei io, ma che in fondo è pure un po’ lui o lei, l’altro che vi sta vicino, mia madre, l’infermiera e tutti noi che permutiamo le verità narranti della nostra vita come se ci cambiassimo la voce. Figurati se quello che ti ha fatto la domanda sa che, in realtà, il Cancro finisce di essere Cancro il 22 Luglio e quindi, dal 23 in poi, si è Leone punto e basta. E comunque pure se lo sa e prova a contraddirti, puoi sempre dire, come è già successo, che sei nata poco dopo la mezzanotte del 23 e quindi per questo sei cuspide. Se è disattento non noterà che l’alba del 24 luglio è già fuori di un giorno dalla definizione.
Ma io e te non siamo persone fortunate, l’infermiera ha mentito. E poi ha mentito tua madre, ha mentito tuo padre, hanno mentito tua sorella e la tua migliore amica, hanno mentito i ladri e il tuo ex fidanzato, perfino la temperatura del brodo mescolata al vino un po’ ha mentito, la statistica non ne parliamo e quindi nove volte su dieci chi ti ha fatto quella domanda, di oroscopo ne sa a pacchi.
«Guarda, sono certo che non sei cuspide, anche perché le cuspidi non esistono in senso strettamente assoluto; ma, se vuoi, ti faccio il tema natale e vediamo con precisione se il sole era già nel tuo segno quando sei nata oppure no, così ti convinco…».
«No no, ma guarda: in realtà, io intendevo che sono matematicamente una cuspide. È una cosa che ha fare con le funzioni, la divergenza dei limiti, la verticalità delle semitangenti. Il mio è un oroscopo diverso, più personale…».

Nella vita, succede molto spesso di mentire quando non ha senso mentire: di solito, si tratta di cose piccole, bugie bianche, informazioni senza peso, racconti la cui estrema sintesi fa diventare menzogneri, segreti minimi che non fanno male a nessuno. Lo faccio persino io che le bugie vere, quelle importanti, non sono capace di dirle e mi sono ossessionata così tanto con la verità da sentirmi in colpa ogni volta che leggo un oroscopo.
Eppure continuerò a dirlo che sono una cuspide, anche se non è vero, perché cuspide è una di quelle parole che hanno diversi significati e io, in qualche modo, pure.
Avrebbe senso dire questa mia verità, in una conversazione con gente sconosciuta sui segni zodiacali? Non lo so, ma se c’è un’app che mi può aiutare a capirlo, ditemelo, che me la scarico.

 

 

Vedi La botanica delle bugie.

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