Intervista a Myriam Gurba: “La ragazza finale” nel film horror della sua vita

Di Il Club dei Lettori Solitari / 26 marzo 2019

 

Cattiva, appena pubblicato da Fandango Libri, è il racconto di una giovane californiana di origini messicane che ha subito il più grande trauma di una donna: la violenza sessuale.

In questo memoir Myriam Gurba tratta molti temi che hanno accompagnato i suoi primi quarant’anni di vita.

Cresciuta negli anni 80 e 90 con abbondanti dosi di televisione, di MTV e Michael Jackson, con l’incubo dell’HIV che si faceva strada.

Nata in California verso la fine degli anni Settanta, Myriam è di origini messicane da parte di madre mischiate a quelle polacche da parte del padre: è cresciuta nella continua “guerra razziale” fra i bianchi e “gli altri”, orgogliosa delle sue radici grazie agli insegnamenti di abuelo e abuela, i nonni.

Non sapevo che i messicani fossero “messicani”, una categoria che per alcuni comprende degli esseri subumani, che per mio nonno invece sono divinità

Cattiva (uscito per Fandango Libri il 21 marzo), però, è soprattutto altro: Myriam, infatti, è stata vittima di un’aggressione sessuale da parte di un uomo che, successivamente, si apprese essere un molestatore seriale e, soprattutto, l’omicida responsabile della morte di una giovane messicana di nome Sophia Torres, il cui corpo fu trovato mutilato e violentato in un parco vicino a una scuola.

Cattiva è proprio questo: il racconto di una sopravvissuta.

Myriam è la “ragazza finale” e Cattiva è la storia della sua vita vista con gli occhi del “dopo”, accompagnata dalla presenza costante di Sophia, il suo senso di colpa.

È come stare seduti sul bordo della sedia di un cinema a guardare un film horror, solo che quel film è la tua vita, e tu sei la ragazza che sa esattamente quanto può essere maligno anche il tipo più normale. La ragazza vive, ma si rende conto che è compito
suo raccontare tutta la storia. I teorici del cinema chiamano questa persona “final girl”, la ragazza che in un horror riesce a sopravvivere fino alla fine.

 

Vedi l’intervista completa nella pagina di Il Club dei Lettori Solitari.

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